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Ristorante

I nostri fornitori

Quanno lu corpu sta vene, l'anima non scappa!

Vino

Nel ristorante dell'Istrice potete gustare prevalentemente la cucina Maceratese. Usiamo ingredienti di provenienza locale e cerchiamo di abbinare il nostro menù a quello che offre la stagione.
Oltre ai piatti tipici di questa zona, come per esempio le tagliatelle al sugo di carne, il nostro cuoco (Diego) Vi offre alcune creazioni che prendono spunto dalla tradizione locale, dalle "Palline dell'Istrice", fatte con ricotta di pecora, oppure la "Carbonara vegetariana", con gli asparagi selvatici, fino ai secondi di cacciagione, raffinati con fichi o prugne, in base alla stagione.
Come dessert, oltre ai tradizionali tozzetti con un ottimo Vin' Cotto, Vi offriamo torte o altri dolci di tradizione tedesca.

Birra

Formaggio

Tartufo

Salumi

 

L'acqua fa male, lu vinu fa canta'. (Modo di dire Marchigiano)

I nostri vini:

 

Il nostro vino della casa è compreso nel coperto (a volontà) e proviene dalla cantina PRO.VI.MA di Matelica, una realtà vitivinicole tra le più importanti della zona, sicuramente una delle più storiche.

Si tratta di un ottimo Verdicchio di Matelica D.O.C. e di un piacevole Sangiovese I.G.T. delle Marche

La PRO.VI .MA. affonda le sue radici nel secolo scorso e rappresenta il più antico insediamento vitivinicolo di Matelica. Nata su iniziativa della Federazione Italiana dei Consorzi Agrari e successivamente del Consorzio Agrario Provinciale di Macerata, nel 1978 si costituisce quale cooperativa PRO.VI.MA. che opera a tutt’oggi nel territorio con il principio della vendita diretta dal produttore al consumatore.

è una realtà vitivinicole tra le più importanti della zona, sicuramente una delle più storiche.

Il "Verdicchio di Matelica", vino di origini antichissime, di cui già si parla ai tempi della calata dei Visigoti verso Roma, intorno al 400 d.c., ma le cui origini sono da collocarsi intorno all'VIII secolo a.C., è stato riconosciuto vino a Doc nel 1967, dunque addirittura prima di quello di Jesi.

Il Verdicchio di Matelica si produce in un ristretto lembo di terra che interessa le province di Macerata (6 comuni) e Ancona (2 comuni).


La componente di base è l'uva Verdicchio, per un minimo dell' 85%. Possono concorrere alla produzione di questo vino anche uve provenienti dai vitigni a bacca bianca, purché in misura non superiore al 15%.

Il verdicchio di casa, tra l’altro, proviene dal vigneto dei Vitalini direttamente sotto alla nostra locanda.

 

Chi invece preferisce un altro tipo di vino, può scegliere tra alcuni vini tipici marchigiani in bottiglia:

Vini in bottiglia selezionati dalla Locanda dell'Istrice:

Gotico

Rosso Piceno Superiore D.O.C. , Cantina Ciù Ciù di Offida

 

Truentus

Passerina Offida D.O.C., Fonte al Cerro

                                    

Le Merlettaie

Offida Pecorino D.O.C., Cantina Ciù Ciù di Offida

Infinito

Vino Spumante Brut da Pecorino, Cantina Ciù Ciù di Offida

 

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“La birra ci dimostra che Dio ci ama che vuole che siamo felici“ (B.Franklin)

La nostra birra:

 

 

Birreria del monastero di Weissenohe (Germania)

Intorno al 1050, i monaci benedettini di Weissenohe iniziarono a fabbricare la birra, che fu subito apprezzata non solo nel periodo della Quaresima, quando sostituiva il pasto. Si tratta quindi di una delle birrerie più antiche della Germania.

CLASSIC EXPORT è una specialità di Weissenohe, di colore ambrato con un aroma inconfondibile, realizzato secondo le rigorose regole bavaresi in vigore dal 1516 per la produzione della birra  e con le migliori materie prime della regione. Contenuto alcolico: 5,2 % vol.

Con Weissenoher Classic, di coltivazione biologica, la goduria di bere equivale a dare un contributo all’ambiente: con ogni cassa di Classic consumata evitate l’utilizzo di sostanze chimiche per 7 mq di campo coltivato!

Una birra non commerciale che si trova solo nel raggio di 50km da Norimberga. Noi l’importiamo direttamente e solo per la Locanda dell’Istrice.

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Tutti vrai, tutti vrai, ma lo casciu manca! (Modo di dire Marchigiano)

I nostri formaggi:

 

Pecorino al tartufo

Il Pecorino e il tartufo sono due prodotti che rappresentano l'espressione della cultura gastronomica locale, ma solo da qualche decennio sono stati messi insieme. Questo formaggio contiene pezzi di tartufo tritato; l'aroma è ricco di tartufo e fermenti lattici, il gusto dolce e di tartufo.

Pecorino al peperoncino

È difficile poter affermare, senza il rischio di smentite, che il pecorino al peperoncino sia frutto della tradizione locale, non di meno da tempo viene fatto, e con successo, unitamente al pecorino aromatizzato ai grani di pepe nero. L’ aroma è di fermenti lattici, il gusto gradevolmente piccante.

 

 

Ricotta

Si tratta del prodotto più povero dell’arte casearia, che viene fatto con il siero del latte residuato dopo la produzione del formaggio, con aggiunta di una percentuale di latte variabile a seconda del produttore. La pasta è fine e cremosa, il sapore è dolcemente acidulo.

 

I formaggi che mangiate alla Locanda dell’Istrice provengono dall’Azienda agricola  “Cavalieri” di Matelica e sono prodotti artigianalmente da Lina Lambertucci.

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Il tartufo (Qualcuno conosce un modo di dire Marchigiano da inserire qui???)

 

L’origine della parola tartufo fu per molto tempo dibattuta dai linguisti, che dopo secoli d’incertezze giunsero alla conclusione, ritenuta probabile ma non definitiva, che tartufo derivasse da territùfru, volgarizzazione del tardo latino terrae tufer (escrescenza della terra), dove tufer sarebbe usato al posto di tuber. Anche se, in effetti, i latini chiamavano questo fungo terrae tuber, l’etimologia proposta appare forzata. Recentemente è stato dimostrato in modo convincente che il termine tartufo deriva da terra tufide tubera. Il termine tartufo nasce quindi, secondo gli storici, dalla somiglianza che nel Medioevo si ravvisava tra questo fungo ipogeo e il tufo, pietra porosa tipica dell’Italia centrale. Il termine si contrasse poi in terra tufide e nei dialettali tartùfola, trìfula, tréffla, trìfola. Il termine tartufo cominciò a diffondersi in Italia nel Seicento, ma nel frattempo la dizione volgare era già emigrata in altri paesi d’Europa assumendo varie dizioni: truffe in Francia, Trüffel in Germania, truffle in Inghilterra.  

Le prime notizie certe sul tartufo compaiono nella Naturalis Historia, di Plinio il Vecchio. Nel I secolo d.C., grazie al filosofo greco Plutarco di Cheronea, si tramandò l'idea che il prezioso fungo nascesse dall'azione combinata dell'acqua, del calore e dei fulmini. Da qui trassero ispirazione vari poeti; uno di questi, Giovenale, spiegò che l'origine del prezioso fungo, a quell'epoca chiamato "tuber terrae", si deve ad un fulmine scagliato da Giove in prossimità di una quercia (albero ritenuto sacro al padre degli dèi). Poiché Giove era anche famoso per la sua prodigiosa attività sessuale, al tartufo da sempre si sono attribuite qualità afrodisiache.

I prodotti a base di tartufo che mangiate alla Locanda dell'Istrice provengono dall'azienda “Eden” di Sefro.

 

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Se li jorni de la merla voli passà,pane, pulenta, porcu e focu a volontà (Modo di dire Marchigiano)

I nostri salumi:

 

I più raffinati individuano l'etimologia del termine ciauscolo nel latino "cibusculum", ovvero "piccolo cibo", per sottolineare come questo salame si presti ad essere spalmato su fette di pane, crostini e bruschette. Senza nulla togliere alle sue antiche origini, pare comunque più verosimile che il nome di questo prodotto tipico sia mutuato da "lu ciausculu", termine utilizzato nelle zone di Macerata per indicare il budello gentile del maiale.

La celebre caratteristica di spalmabilità è ottenuta con una ricetta e una tecnica di lavorazione che si sono tramandate di generazione in generazione in occasione della pista del maiale (i giorni della mattanza del maiale e della preparazione degli insaccati) che insieme alla trebbiatura e alla vendemmia rappresentavano nella cultura rurale e contadina una vera e propria occasione di festa.  

Fonte: http://www.guida-vino.com/it/ciauscolo-il-salame-che-si-spalma.html

Oltre al ciabuscolo, ovviamente non mancano né la salsiccia, né il prosciutto.

Le salsicce che mangerete alla Locanda dell'Istrice, sono fatte in casa dal nostro cuoco (Diego), sia nella versione tradizionale, solo con sale e pepe,- che insaporite al tartufo oppure nella variante tedesca, con delle spezie particolari, quest'ultimi particolarmente buoni con i mitici crauti bavaresi preparati dalla vice cuoca (Beate).

Nei mesi invernali, anche il ciabuscolo e la lonza vengono preparate da noi. Negli altri mesi, provengono da piccole macellerie della zona, sopratutto da Michele del Cindy Bar di Seppio, che lo fa buono (quasi) come Diego.... 

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